Una lettera dal Rifugio Fraccaroli nella notte della Trans D’Havet

Ciao Cristina,
noi non ci siamo mai viste e se devo essere davvero sincera ho conosciuto la tua storia l’anno scorso, senza poi approfondire tanto.
Sono amante della montagna a 360 ° ma quello che era il tuo mondo è sempre rimasto lontano dalla mia visione, per paura, per timore o forse perché non nella mia indole. Non saprei spiegarti, ma sono rimasta ammaliata, catturata ed affascinata da quello che facevi.
Non hai idea di quanti libri letti su avventure negli ottomila. Ho avuto anche l’occasione di conoscere Hervé Barmasse, un grandissimo alpinista. Ti sarebbe piaciuto, ne sono certa. Anche lui è bravo a resistere, ad aspettare il momento giusto, rispettando la montagna e sapendo che deve essere lei ad accoglierti, non tu a sconfiggerla. Quest’anno, in occasione della Trans d’Havet (che sono certa avresti corso), avevo il “compito” di andare al rifugio Fraccaroli, far foto e poi spostarmi verso il rifugio Scalorbi. Con questo pretesto avrei conosciuto tua sorella e la grande Maria Grazia. Ho letto qualcosa prima di andare lì, perché volevo essere preparata. Credevo di esserlo, ma mi sbagliavo.

Non ho impiegato molto ad entrare in sintonia con tua sorella Riccarda ed Ace (così si fa chiamare Maria Grazia). Tra donne di montagna ci si capisce al volo. Ho chiesto di te, avrei forse voluto chiedere molto di più, per curiosità, per conoscerti meglio, perché da quelle poche righe che avevo letto nel web eri una donna straordinaria, ma ho deciso di trattenermi. Facevo parlare loro, di ciò che avevano voglia di dirmi: qualcosa su cos’eri ma tantissimo su cosa hai lasciato.
Libri, progetti, centri a tuo nome. Hai creato un vuoto incolmabile ma la tua energia e la voglia di vivere è sempre rimasta qui, aprendo le strade per nuove prospettive. Sei riuscita a raccogliere molti fondi da stanziare in varie idee, consolidando ciò che stavi portando avanti. Sei incredibile, la tua esuberanza, quella del tuo soprannome “el grio”, ha travolto tutti ed è entrata in ognuno di essi, in tutti quelli che sono rimasti qua.

Photo Credits Nadia Pietrobelli

Ho passato la giornata con le tue donne, Riccarda ed Ace. Non ricordo da quanto tempo non mi divertivo così tanto, con persone che condividono la stessa passione, incitando gli atleti che passavano e perdendo la voce man a mano che le ore passavano. Ci siamo svegliate tutte all’alba ed, insieme a Bruno, abbiamo allestito il piccolo ristoro che avrebbe dissetato centinaia di runner che arrivavano da Bocchetta Fondi. I primi rimanevano per pochissimo tempo, la pancia del gruppo, invece, aveva voglia di chiacchierare. Erano molto stanchi e cercavamo di strappare loro un sorriso per farli ripartire con più energia. Sai bene che dopo un certo punto non sono più le gambe a comandare, ma solo la tua testa. Se vuoi arrivare da qualche parte devi rimanere concentrato.

Poi è arrivata la tempesta, tu ci avresti riso sopra perchè eri abituata a ben altre temperature e problemi a 8000 metri. Noi invece ci siamo abbracciate, come fanno i pinguini per trasmettersi tra loro il caldo, poi abbiamo tenuto stretto il tendone fino a quando le mani non
riuscivano più a staccarsi dalla struttura. Si, ci siamo spaventate. Ma eri lì, lo sentivo, ad aiutarci. Alla fine si è risolto per il meglio. Un grande soccorso alpino con i volontari ha aiutato a ritrovare tutti gli atleti sparsi per le gallerie in cerca di un rifugio per la potente grandinata appena passata. L’organizzazione ha preso la saggia decisione di fermare quelli che ancora stavano salendo a Bocchetta Fondi, facendoli tornare indietro, senza passare da quella che per te era casa, la cima Carega. Sono certa che chi non è passato tornerà il prossimo anno. Lì si respira un clima di vittoria, di “ultima salita fatta, ora non resta che scendere”, ma come sai la cima è rovesciata, e abbiamo detto a tutti di prestare attenzione, che si arriva solo quando sei a casa, solo quando tagli il traguardo.

Photo credits Nadia Pietrobelli

Dovevo andare allo Scalorbi ma non sono riuscita a muovermi da lì, qualcosa me lo impediva. Avevo bisogno di conoscerti ancora, di sapere di più su chi fossi. Son scesa, quindi, con le tue donne per rientrare a Campogrosso. E sai cosa? Mi ero detta di non passare mai da Bocchetta Fondi: non mi piaceva tutto quel sentiero sfasciato in discesa. Avrei potuto seguire il mio programma e avrei evitato ciò che non mi piaceva. Ho, però, sfidato un mio limite, ho cercato in parte di essere coraggiosa, nel mio piccolo, come lo eri tu mentre scalavi. E sono scesa anche dal ghiaione, divertendomi come una bambina. Ancora tutto merito tuo! Quante cose che hai lasciato e che ancora lascerai Cristina.

A Valdagno mi sono presentata alla tua forte mamma che, quando ha consegnato il premio in tuo onore, aveva gli occhi lucidi. Io ho stretto la mano di Ace come se la conoscessi da una vita, ci siamo abbracciate ed emozionate insieme. Mentre scrivo mi emoziono ancora.

Ho finito il tuo libro, divorato in un giorno come facevi tu mentre attendevi di salire su una di quelle meravigliose montagne. Mi sono ripromessa di avere la tua stessa forza e determinazione nel portare a termine e raggiungere i miei obiettivi. In cambio di tutto quello che mi hai insegnato in questi pochissimi giorni vissuti a mille, porterò il tuo messaggio, chi eri, cosa facevi, a più gente possibile per continuare tutti i meravigliosi progetti in tuo nome.

Grazie Trans D’Havet che ogni anno sei capace di insegnarmi quanto la vita sia stupenda.

Enrica

Cristina Castagna è nata a San Quirico il 23 dicembre 1977. Sempre in movimento e salterina, viene soprannominata dal papà Agostino “el grio”. Nel gennaio 2003 arriva la prima spedizione in Argentina con l’Aconcagua e nello stesso anno il tentativo dell’Everest. Si ferma per stanchezza e freddo a 7800 metri di quota. Il riscatto arriva velocemente. Giunge in vetta alla Cima Centrale dello Shisha Pangma nel 2004: è la più giovane donna italiana ad aver raggiunto un 8000. Nel 2005 va in Pakistan sulla Cima del G2 (8035 metri).
Nel 2007 conquista il Dhaulagiri (8167 metri) in Nepal e nel 2008 è la prima donna italiana a salire al Makalu (8463 metri), la quinta montagna più alta al Mondo. Nel 2009, prima spedizione sponsorizzata da Salewa, scala e raggiunge la sommità del Broad Peak (8047 metri). Durante il rientro, la montagna la chiama a sè. Ad oggi il suo corpo si trova ancora lì, rivolto verso il K2, come lei desiderava se mai fosse successo l’irreparabile.

Progetti:
Cristina Castagna Center, centro alpinistico – inaugurazione il 10 agosto 2024 nel villaggio pakistano di Ghotolti.
Centro Alepe’ ONLUS in Costa d’Avorio, dove Cristina è andata per volontariato.
Libro l’Acchiappasogni di Massimo Fontana.