Grindelwald, cantone del Brenta, ingresso per la Regione della Jungfrau, paese di accesso per la famosa parete nord dell’Eiger

Mi sembra di essere in un sogno. E’ tutto perfetto.
Prati verdi smeraldo, case in legno, tende ricamate e cielo azzurro.
Con la nostra ‘’furga’’ abbiamo fatto una strada alternativa per arrivare nel luogo di partenza dell’Eiger Ultra Trail, passando da vari passi, facendo colazione con moka e pancakes a 2000 metri e godendosi le dolci strade svizzere. 

Arrivati a Grindelwald, la vedi, quella immensa e imponente parete nord dell’Eiger, quella che guardi nei film, a meno che non decidi di scalarla. Fa impressione pensare che il grande Ueli Steck l’abbia salita in soli 2h22’. Forse fa impressione e basta.
Di fronte a tanta bellezza sei piccolo e comprendi il rispetto che devi portare.

Fortunatamente e per scelta, io non avrei scalato l’Eiger. Non é il mio.
Io avrei corso attorno, vicino e sotto la parete.
Un evento che ho aspettato per anni, voluto e desiderato con ogni fibra del mio corpo. Non sapevo quando sarebbe arrivato, ma sapevo che l’avrei affrontato al meglio delle mie capacità. E cosí é stato.
Ad oggi credo sia stata una delle gare piú belle che abbia mai affrontato.
Per i panorami.
Per le persone.
Per l’esperienza.
Per le emozioni.
Per la gestione.

Come ho già scritto, il tempo forse non sarà tra i piú veloci, anzi molti lo valuteranno come un lento, ma significa tanto per me. Vuol dire di essere stata capace a gestire una gara cosí competitiva dopo solo tre settimane da LUT godendomi ogni km con il sorriso, apprezzando il tifo delle persone, spingendo, frullando i miei muscoli e abbracciando fortissimo il mio compagno, dicendogli che, si, finalmente sono soddisfatta e felice.
E l’ho fatto qui, al cospetto dell’Eiger, della montagna che piú mi emoziona e mi lascia senza fiato (fino ad ora).

La partenza é stata alle 4 di notte, con una giornata calda davanti a noi.
Gli iniziali quattro chilometri erano un sali e scendi su asfalto, per scaldare le gambe, anche se le mie non ne volevano sapere. Iniziato il sentiero, oltre alle gambe, la testa non partiva.
I primi 8 km sono stati difficilissimi, molto piú che la fine. Ho dovuto lottare contro il mio costante pensiero di ritiro e contro la voglia di provare a spingere. Ma no, dovevo stare calma e gestire quel momento. Sapevo che sarebbe passato.
Arriva l’alba, ero in cima alla salita e davanti a me un lungo tratto di sali e scendi a mezza costa. Il terreno preferito dove potevo correre e far girare le gambe. E lì qualcosa si sblocca, lì capisco che ero dove volevo essere e stavo facendo ciò che amavo fare.
Il resto è stato semplice. Sapevo cosa fare in ogni km, quando mangiare e quando fermarmi. Sono andata contro i miei istinti di fare tutto veloce ai ristori e mi sono presa i tempi giusti per riposare. Ho gestito a meraviglia i primi 56 km, andando in controllo per poi spingere e recuperare tempo e posizioni nella seconda metà di gara.
Salite e discese si alternavano costantemente, passando tra sentieri e pascoli. Non dimenticare un importante zig zag su salita, facendo lo slalom tra i paravalanghe. 5 km e circa 1500 D+ di visioni ed allucinazioni.

Gli ultimi 20 km sono stati caratterizzati da una lunghissima discesa dapprima sotto la parete dell’Eiger, poi tra rocce e single track fino a Grindelwald, anzi se dobbiamo essere piú precisi, fino al parcheggio dove avevo lasciato il furgone. A quel punto pensi di essere arrivato… Invece no! Ti lasciano assaporare il sapore del traguardo per farti nuovamente salire di circa 400 D+ e ributtarti giú da un’ampia strada bianca. E finalmente arrivi. Senti la musica, l’incitamento ed il profumo di avercela nuovamente fatta.

Corri come se non avessi appena fatto 100 km, con il sorriso da ebete e la luce negli occhi. Corri consapevole di aver fatto qualcosa, che fai fatica a spiegare, ma sai di aver chiuso anche questa volta un’altra esperienza di vita vissuta a mille.