Ci sono gare che non si scrivono con numeri e chilometri, ma con racconti ed aneddoti. Sono quelle gare che ti entrano dentro, che ti prendono l’anima e ti tolgono tutte le forze per ridartele poco prima del traguardo ed arrivare li correndo e piangendo, ancora incredulo per quello che hai fatto

Della Cursa di Ciclopi, un evento di 500km e circa 20000 D+, ne avevamo dato un’anticipazione del nostro articolo alcune settimane fa. Non ci saremmo mai aspettate, però, un racconto così vivido e dettagliato del vincitore, Marco Gubert.
Vi confesso che ho riso e pianto in contemporanea mentre stavo leggendo il racconto, o forse meglio dire, il suo pezzo di vita.
Mi ha trasportato lí, in quei posti un pó dimenticati della Sicilia, dove il tempo sembra non passare, dove i paesini sono rimasti come molti anni fa. Mi sono immaginata correre con lui, chilometro dopo chilometro, nella buia notte o nei passaggi impervi sulla neve. Si, per i circa dieci minuti di lettura, ero in Sicilia e potevo sentirne tutti i profumi e vederne i colori.

Questo articolo vuole più essere una testimonianza di chi ha vissuto con ogni singola molecola del suo corpo questa gara, di come gli sia entrata dentro e credo non gli sia ancora uscita. Sono esperienze che ti cambiano e ti formano, sono momenti indimenticabili che ti porterai sempre dentro e che magari, nei giorni più duri, ti ricorderanno quanto sei forte e che impresa straordinaria hai compiuto.

Marco Gubert, classe 1988, é originario della valle del Primiero (vivaio di importanti campioni di varie specialità quali sci nordico, MTB, orienteering ecc) ed é cresciuto con la passione per la cucina e facendo il cuoco per 15 anni. Dopo il COVID, come molti, ha deciso di cambiare strada aprendo una p.iva e diventando un artigiano edile, lavoro pesante ma molto soddisfacente.
Ha praticato molti sport diversi, tra cui slittino, hockey, sci nordico, per poi scoprire la corsa come svago tra un turno in cucina e l’altro. Non ha mai amato le competizioni ma crescendo ha capito che la vera competizione deve essere con noi stessi, nel migliorarsi ed evolversi sempre.
Questo è il suo racconto, che inizialmente avevo pensato di tagliare e modificare, ma non sarebbe la stessa cosa e non capireste ciò che lui ha vissuto. Prendetevi alcuni minuti, staccate la spina ed immergetevi in un racconto che sa di profumi d’arancio, neve ghiacciata e salsedine.

SIC PARVIS MAGNA
Il motto figura sullo stemma araldico di Sir Francis Drake (1540-1596), divenuto da umili origini famosissimo navigatore, esploratore e corsaro, nominato cavaliere dalla regina Elisabetta I. Con riferimento alla sua biografia, la frase potrebbe quindi tradursi: «da umili origini verso grandi imprese».
Questo simbolico detto mi ha sempre attratto, trovo nella sua semplicità tutto quello che un avventuriero, nonché uomo di spirito come me, possa ambire.
Parto da lontano per raccontare una gara che, come la maggior parte di chi ha corso avventure simili potrà confermare,
non ha il solo significato di premiare il concorrente che per primo taglia il traguardo ma è un susseguirsi di eventi, aneddoti, problemi ed emozioni in rapida successione.

DAY 0
Venerdì 21 Aprile, Cefalù
Il sole bacia il litorale Tirrenico della nostra incantevole Sicilia, le isole Lipari fanno bella mostra di sé svettando da una leggera brezza che accarezza la costa in pieno risveglio primaverile, gli uccellini sono in fermento per procurarsi il cibo e qualche timido sciame di api, con pigrizia, inizia con il suo fondamentale lavoro di impollinazione.

Sono qui già da una settimana a ingozzarmi di cannoli e cartocci alla crema senza ritegno, per una volta ho deciso di regalarmi un periodo di ferie senza tempi stretti, in compagnia di mia mamma, Alice e una coppia di amici.
Visto che mi ricordo ancora come si fa, questa sera cucino io, una bella orata e una spigola al forno con un buon bicchiere di Grillo (ottimo vino bianco autoctono), ieri abbiamo fatto le linguine alle vongole e domani c’è in programma un bel polpo e dei gamberoni.. Direi che il cibo e la compagnia sicuramente sono la medicina ideale per allontanare lo stress e preparare la mente alla fatica.. Quella bella.
Nel pomeriggio andiamo a fare due chiacchere con l’organizzazione, controllo materiali di rito e mini briefing sulle cose da sapere. Ci siamo, inizio a sentire lo stomaco che borbotta, non per la fame, ma prima delle gare è così: il corpo lo sente che sta per essere messo alla prova.
Pettorale N.2, importante direi !

DAY 1
La partenza è fissata per le 14.00 dalla piazza del bellissimo Duomo di Cefalú
Onestamente non ho mai amato questo genere di orario, non è né mattina né sera e ciò implica che ci si deve vestire pensando che dopo poche ore bisognerà cambiarsi per la notte, così il mio programma era di partire già con la tenuta da attacco notturno. L’unico problema è che ci sono almeno 25°/26° e un’umidità percepita del 170%.
Avrò un motivo in più per stare calmo i primi km di sola salita per non mandare il radiatore in ebollizione.
Qualche scambio di idee e saluti con gli altri ragazzi pronti per questo folle viaggio di 500 e passa km.
Credo che tutti noi lì dietro quella fettuccia in partenza avessimo ben chiaro cosa ci aspettava, sapendo peraltro che la nostra idea era infondata. Non puoi essere pronto e sapere cosa ti aspetta, tu credi di si, ma in realtà sei in balia degli eventi e tutto ciò che ti può salvare è l’essere umile, procedere per piccoli passi e tenere sempre un pó di margine.
Non so ma tutti mi chiedono consigli, e qualcuno mi lancia un: “Ma sei l’unico con i pantaloncini lunghi?”
Cerco di ironizzare e non ci penso, in fondo non ho caldo, e voglio che oggi i miei muscoli rimangano il piú fermi possibile, non devo stressarli, ne avrò bisogno al 100% tra un paio di giorni e 3/400km piú avanti!
Ripasso mentalmente la prima salita, l’abbiamo provata qualche giorno fa in modalità lenta con Alice e Giorgio, giusto per capire com’era il terreno e prendere qualche riferimento.
Perlopiù si sale su asfalto per i primi 4 km con una pendenza bella tosta ma che si riesce a superare agevolmente usando bene i bastoncini e respirando a fondo senza spingere troppo.


Ci siamo: il ragazzone biondo che mi accompagnerà per gran parte della gara (Sebastien Raichon) rompe gli indugi e dopo qualche centinaio di metri in mezzo alla folla di spettatori inconsapevoli del viaggio che avevamo intrapreso, si prende subito una cinquantina di metri di respiro, vuole stare davanti al comando, è chiaro.
La strada inizia ad assomigliare ad una rampa di lancio e noi poco dietro, ridendo e scherzando, attacchiamo a salire, senza fiatone ma nemmeno con fare da turisti..
La corsa prosegue verso il Santuario di Gibilmanna, primo punto dove poter bere un sorso d’acqua fresca, un bel biscotto alle mandorle e il piacere di correre qualche centinaio di metri su strada in discesa. La prima destinazione nota sarà il pittoresco borgo di Isnello dove ad accoglierci troveremo un banchetto di dolci tipici e pochi ma calorosi ragazzi che ci incitano, increduli della nostra media di corsa fin lì.
Scorgo Sebastien rientrare in traccia dopo un probabile errore e facciamo un pezzetto assieme ma mi rendo conto che il suo ritmo, al momento, è troppo veloce così lo lascio andare e respiro tranquillo, godendomi un paesaggio stupendo.
Il Parco naturale delle Madonie con il Pizzo Carbonara, quasi 2000 metri, é una vista epica sul mare, sull’intero gruppo delle omonime montagne e sui Nebrodi che andremo a percorrere di lí a poco. Troviamo un bel pò di neve che, anche se mi piace, ne avrei fatto volentieri a meno, soprattutto con così tanti chilometri ancora da percorrere.
Tra qualche ora saremmo arrivati a Gangi, la prima base vita: è ora di accendere la frontale, scorgendo tra i boschi il mio collega d’oltralpe.
Arrivo con una bella accoglienza, c’è Ivan, una delle leggendarie voci del TOR, che mi fa qualche domanda mentre una gentile signora mi accompagna dentro al ristoro porgendomi la borsa che però ignoro visto che ero giá organizzato e avevo tutto con me. Mangio un bel piatto di riso in brodo, formaggio, pane e salame.
Mi offrono ancora yogurt e succo di frutta, mandorle e l’immancabile acqua gasata, ora credo di essere pronto. Potrei partire con Sebastien ma mi prendo altri due minuti per rifiatare, fin qui abbiamo un ritmo da 100 km. Mi dicono che stiamo andando troppo forte e che siamo in anticipo di due rispetto alla tabella di gara. Non mi faccio intimorire, sorrido e penso che sto facendo il mio ritmo senza forzare.
Riparto accompagnato da Sergio che non risparmia consigli promettendomi un massaggio alla prossima base vita (tra 85 km). La notte scorre liscia: sarà sempre un elastico a pochi minuti di distanza, il primo e il secondo in un balletto che non vuol finire con il ritmo scandito dagli innumerevoli passaggi nel fango, piccoli guadi, boschi fitti dove bisogna procedere a mani avanti ed aiutarsi con la traccia sul Garmin.
Sulle cime piú alte dei Nebrodi troviamo ancora parecchia neve: ricordo un tratto interminabile su una mulattiera, circa 3 o 4 km, in cui cercavo di mettere i piedi nella neve battuta, ma era talmente sfatta che ogni tentativo era un consiglio a desistere e così feci.
I chilometri alla base vita diminuivano e con essi anche le tenebre facevano posto all’alba, una delle piú belle, con sfondo il simbolo di questo evento, il maestoso Etna, ricoperto dalla neve. Si vedeva bene anche di notte, ma all’alba con un riflesso particolare mi ha lasciato a bocca aperta.
Dal Monte Soro inizia una (per me) piacevole discesa corribile, circa 15 km belli scorrevoli dove aumento gradualmente il ritmo fino a sentire le gambe lavorare alla perfezione senza mettere in crisi la parte superiore, l’addome rilassato, le spalle sciolte.. Credo di non essermi mai sentito così bene in una gara dopo 130km!

DAY 2
Base Vita di Maniace 145km 6500+
Nella lunga galoppata ho assottigliato il margine con Raichon, portandolo a vista a circa 2 km dalla base. Non mi faccio vedere, rimango lì ad osservare come corre, resto qualche centinaio di metri indietro finchè, in prossimità del punto di ristoro,
Sergio, il boss dei MassaggiaTOR, che ci teneva d’occhio, dall’alto della sua esperienza aveva giá iniziato a capirci qualcosa e sbotta : “Non devi punzecchiarlo, perchè questo ti bastona” .
Io, con somma sorpresa, mi sento quasi compiaciuto e fingo una smorfia che in realtà non aveva nessun significato… Ero troppo concentrato perfino per fare strategia, mi sentivo solo con me stesso e continuavo a ripetermi che il ritmo lo fanno le mie gambe ed il mio cuore, il resto non conta.

I ragazzi che mi hanno aiutato alla base vita si meritano una menzione d’onore: mi è sembrato per un attimo di essere un’auto da corsa, uno toglieva i calzini, l’altro massaggiava le gambe, due iniziavano ad applicare i cerotti sui piedi per evitare l’insorgere di vesciche, poi ghiaccio sui tendini e sui punti di maggior stress, qualcuno si è preso cura delle mie scarpe fradice e piene di terriccio riconsegnandomele asciutte e pulite, e sotto la veglia della mia Alice mi sono cambiato e ho mangiato per bene. Qualche minuto piú tardi del mio avversario sono ripartito come niente fosse, piú carico di prima!
Avevo il morale alle stelle anche grazie al fatto che, nonostante uno dei miei bastoncini avesse dato forfait, qualcuno fosse stato così gentile da prestarmene un paio, facendo il loro lavoro fino alla fine.

Nella mia mente questa tappa doveva essere la transizione tra il primo settore di gara, caratterizzato da un terreno piú argilloso ed umido, a quello lavico, polveroso ed asciutto che si trova dalla bellissima Bronte.
Salendo verso il vulcano, la vegetazione si fa piú rada ed il panorama spazia su quelle che sembrano colline ma siamo a oltre 2000 metri.
Imbocchiamo una lunghissima strada in basolato lavico che ci condurrà in una decina di chilometri dapprima a Piano dei Grilli e poi al Rifugio Zampini dove rifocillarsi prima della fantastica quanto impervia salita al Rifugio Sapienza.
Navigo sempre da solo consapevole del fatto che davanti, a pochi minuti, ho sempre il mio obiettivo.
Alle 19.00 la sera inizia a togliere visibilità ma mi addentro nel vivo della discesa e non voglio togliere la frontale dallo zainetto, mancano 9 km di sola discesa a Zafferana Etnea (3° base) non dovrei metterci più di un ora e mezza, le gambe rispondono bene. Nemmeno il tempo di pensarlo che il sentiero si imbizzarrisce e sembrava di correre una SkyRace con saliscendi importanti, alcune rampe anche da 80/100 metri in salita ripidissima dove aiutarsi con le braccia era d’obbligo. Il terreno non aiutava, una sorta di sabbia ruvida e spigolosa entrava dappertutto e dovetti fare almeno due fermate per svuotare le scarpe, una pausa pipì e un’altra per la frontale, poi una per togliere il guscio visto che scendevo rapidamente (1000mt/h).
Con mio cauto sconforto non scorgo nessuna luce che può farmi pensare ad un’avvicinamento, così consulto l’Enduro e scopro che mancano 3 km: di questo passo ci vorrá mezz’ora e mi tranquillizzo pensando che come ho rallentato io sicuramente anche Sebastien lo avrà fatto e senza nemmeno accorgermene sento la voce di Giorgio, il mio fido amico, che mi aspetta in paese e mi guida tra le viottole tutto contento.
Mi confida che mi vede molto in forma al contrario del N.1, ma queste cose non si dicono e noi dobbiamo stare concentrati ed attenerci a quanto abbiamo organizzato.
Alla base scopro che Sebastien è arrivato da pochissimo, mentre ero convinto di non trovarlo nemmeno.
Il rito si sussegue, cena, cambio d’assetto, massaggio e VIA!
O quasi…
Infatti al momento di imboccare l’uscita ho uno svarione che mi tiene seduto.
Un piccolo mancamento dovuto al fatto che probabilmente mi sono alzato troppo in fretta. Poco male, un pó di zucchero e ancora un paio di minuti con le gambe alzate e ritorno in possesso delle mie abilità.
Riparto informato del fatto che il percorso subirà una variante, troppo pericoloso percorrere la parte alta dei Pizzi Deneri, sfiorando i 3000 metri: la neve ghiacciata e la scarsa visibilità fanno optare la direzione gara per una variante già prevista e molto piú scorrevole.
Prendo del margine sulla prima parte di salita veloce, poi Sebastien a circa metà della ripida tratta finale, mi raggiunge e mi supera con una tale facilità che mi veniva quasi da applaudirlo. Mi sembra di capire che fosse un pò arrabbiato, apprenderó poi durante la gara, che alla base vita era nata una discussione che a suo malgrado gli ha provocato un pò di stress.

Obiettivo Castiglione di Sicilia 250km 10.000d+
La seconda notte scorre velocemente e dopo la parte tecnica in salita, il profilo altimetrico inizia ad essermi amico. Una lunghissima ma leggera discesa di 20 km mi riporta sotto e soprattutto, nei tratti corribili, noto che il passo è piú efficace e, senza forzare, potrei anche tentare un’allungo ma non siamo nemmeno a metà gara ed il cervello deve prevalere sull’istinto.
Ci accompagniamo e con piacere Sebastien inizia a parlarmi un pò condividendo qualche esperienza passata: gli chiedo come si alimentava al Tor des Glacier, gara che ha vinto con un incredibile record lo scorso anno, gli racconto di qualche mia gara e, senza malizia, sottolineo che preferisco correre più che andare in montagna e che gare come il Passatore non mi spaventano, anzi mi piacciono molto.
Arriviamo alla base dopo un bel tratto in campagna, fresco e con tanta fauna alla mattina presto> Durante il tragitto incontriamo dei daini (credo o forse cervi), tassi, cinghiali, lepri e tantissimi rospi giganti.
Con nostra sorpresa la base risulta chiusa, così ci sediamo e scopriamo che ci aspettavano fra un’ora. Qualcuno ci indica l’entrata, ma neanche le nostre sacche sono ancora li, quindi ci guardiamo stupefatti e cerchiamo di guadagnare tempo: mangiamo qualcosina e nel frattempo Sergio allestisce il ristoro. Arriva la pasta e con essa le nostre borse, poco male.
Ripartiamo assieme stavolta, un pò ciondolanti ma abbastanza su di morale. Senza dire nulla decidiamo di proseguire assieme, la gara è ancora lunghissima ed è la cosa piú saggia, anche perchè dietro c’è letteralmente il vuoto!
Raggiungiamo a mezza mattina il Borgo di Novara di Sicilia prima e Montalbano Elicona poi, dove veniamo accolti da Ivan e Silvano che ci fanno qualche domanda. Ci dirigiamo verso la nuova meta che troveremo tra 66km e 2700d+ attraversando l’altipiano dell’Argimusco con i suoi caratteristici Megaliti e una vista spaziale.
Tra i tanti punti di ristoro intermedi sorge un buffo episodio: cercando di individuare il punto esatto, aiutati dagli speaker, ci rendiamo conto che l’organizzazione non è riuscita ad allestirlo in tempo quindi l’unica opzione valida è quella di sedersi ad un bar e gustare un buon gelato a dimostrazione del fatto che a volte la soluzione più insensata trova più consenso delle regole classiche del gioco.
Poter condividere questa cosa con Seb è stata, oltre che simpatico, un ulteriore avvicinamento di due estranei con la stessa passione per lo sport ed una tenacia mista all’adrenalina da competizione che difficilmente si può spiegare.
Ci siamo! Il Garmin segna 300 km, ne mancano poco meno di 15 per S. Piero Patti, la sera non tarda ad arrivare ed è importante fare il pieno di energie facendomi coccolare un pò dai massaggiaTOR!
Ora mi sento piú tranquillo, l’altimetria parla chiaro. Ci aspettano in ordine : salita, discesa, salita, discesa, piattone, salita.
Le salite non sono piú cattive ma molto diluite e oserei dire quasi corribili! Ovviamente, essendo assieme, il ritmo che si mantiene è del piú lento e, con sorpresa, mi accorgo di essere messo davvero bene. Sono convinto che potrei andare piú forte ma con il rischio poi di esagerare e pagarne le conseguenze: la notte decido di assecondare il passo di Sebastien. Anche in salita mi sento piú forte e capisco che quest’andatura mi permette di recuperare energie.
La notte non finisce mai e una volta superato Capo d’Orlando ci ritroviamo davanti qualcosa come 12 km dritti e piatti di lungomare. Vedo le luci in fondo e spero che non sia dove dobbiamo arrivare perché sembra lontanissimo.. Faccio due conti e stiamo andando a circa 6km/h quindi almeno 2 ore di ”sfracellamento testicolare”.
Provo a sdrammatizzare confidando a Sebastien che non so piú a cosa pensare ma lui era nella mia condizione gia un paio di km fa.

Nuovo punto di ristoro mancante.. Qui avrei bevuto volentieri un caffè ma non demordo e cerco una soluzione. Poco dopo scorgo, dentro un portico dei distributori automatici, faccio un cenno e lui mi segue subito. Nemmeno il tempo di togliere lo zaino che si stende a terra, non ha un bell’aspetto, e probabilmente nemmeno io.
Fortunatamente ho delle monete oltre che del contante (indispensabile in queste gare) così prendo dei dolcetti, una coca cola, patatine e una cosa super dolce che non ricordo bene che sapore avesse ma avrei mangiato anche del cartone con il miele credo.
Da buon sportivo divido con il mio amico cercando di essere il piú leale possibile, che nel momento in cui ne avessi bisogno io queste cose tornano sempre indietro.
La terza notte sta passando, lentamente ma inesorabilmente, ed i chilometri da percorrere sono sempre meno di quelli già fatti, il morale ne giova.
Intravediamo la roccaforte, un grazioso paesino aggrappato a una rocca, ci siamo!

DAY 3
San Marco d’Alunzio 552 metri 6° Base
L’alba ci regala una morbida luce che mi fa capire da subito che oggi farà piú caldo dei giorni scorsi. La costa Tirrenica, forse, rimane direttamente affacciata sul mare e non ha quelle correnti ascensionali che si portano via tutta l’umidità. Questo era quello che pensavamo cercando di distrarmi dalla faticaccia che stavamo facendo a salire più di 200 gradini in pietra per raggiungere la vecchia chiesa che fa temporaneamente da base a noi ultra runner.

La sera prima avevo chiesto ad Alice di portarmi qualcosa di dolce, nella fattispecie la mia richiesta era trasfigurata in un krapfen alla crema ed uno alla marmellata ma non avevo fatto i conti con gli orari e che chi mi seguiva avrebbe dovuto nel frattempo anche guidare, mangiare, dormire, guidare nuovamente ecc ecc..
Quando mi si è presentato sotto il becco un tris di dolci (fantastici) non ho fatto tante storie e, anche se stavo mangiando una bella minestra calda, ho dato quattro bei morsi a tutto quel ben di dio, immancabile poi condividere tanta bontà con Sebastien.
Lo ammiravo molto in quel momento, era sfatto, stanco e stremato ma non mollava niente. Era lí da solo senza qualcuno che lo aiutasse, oltre all’equipe di Sergio, e questo mi ha fatto davvero pensare di quanto fosse forte.
Ho approfittato della pausa per andare la prima volta in bagno dalla partenza. Poi, dopo aver fatto spazio in pancia in modalità tetris, sono riuscito a mangiare ancora qualcosa, ne avevo davvero bisogno.
Mi concedo 10 minuti di relax sul lettino con l’immancabile ghiaccio secco ed un massaggio rigenerante per stendere bene i muscoli, la prossima tappa è tutta da correre e vorrei stavolta provare ad andarmene.
Esco dalla base per primo, dopo aver salutato il mio nuovo amico, incitandolo a non mollare e dicendogli che forse, ci saremo visti piu avanti.
Per la prima volta dentro di me ho pensato che lo avrei visto volentieri solo al traguardo. Così sarà.
La tratta successiva di costa è stata un’esperienza poco gradevole per dirla con le maniere gentili. Qualche problema di tracciatura e la scelta di farci passare sulla spiaggia di ciottoli, hanno reso la nostra avventura ancora piú epica perchè la difficoltà dopo così tanti chilometri era davvero alta, soprattutto mentalmente. Ho percorso 3 km in 1 ora quando mediamente in tutta la gara ne facevo il doppio ma era tecnicamente impossibile andare piú veloce, inoltre, grazie a qualche simpaticone che ha spostato delle bandierine, il percorso era molto ambiguo.
Finalmente ne esco, entro a Santo Stefano di Camastra, un pò arrabbiato ma felice di avere un pò di vantaggio. Proseguo salendo alla piramide del 38° Parallelo dove trovo una calorosa accoglienza del comitato Pro Loco di Motta d’Affermo.
Manca poco a Pettineo, ultima base prima del tratto finale, mi sento bene.
Giorgio e Camilla aspettano assieme alla mamma e Alice. Mi aiutano a cambiarmi e a riordinare le idee, faccio il punto della situazione e vengo informato che purtroppo da li in avanti non troverò piú alcuna indicazione del percorso.
Non mi agito, ho seguito il GPS fino ad ora, non sarà un problema. Mangio con calma e mi sottopongo ad un’altro massaggio riposando anche gli occhi: fino ad ora dalla partenza ho dormito meno di 45 minuti.
20 minuti dopo sono già ripartito e mi trovo ad attraversare un meraviglioso paesaggio fatto di ulivi secolari.
Mi aspetta una bella salita da 1000 D+ ma è la penultima ed arriva l’imbrunire.. Sono dannatamente felice.
Provo ad ascoltare un po’ di musica ma le cuffiette devono essersi bagnate, morte.. Così scambio un po’ di messaggi, finalmente dopo 3 giorni riesco a rispondere a qualche amico. Mando degli audio ma mi accorgo presto di essere fuori traccia, ho imboccato un falso sentiero e così torno sui miei passi. Mancano circa 300 D+ e vedo lo scollinamento… Da lì avrò un bel tratto che mi porterà a San Mauro Castelverde, una discesa bella tosta ma corta e la risalita sull’altro versante a Geraci Siculo, cattivissima rampa non-stop da 600 D+ che mi porterà metaforicamente in paradiso!
La realtà è che inizio ad accusare la mancanza di sonno, non riesco a fare i calcoli matematici più semplici, e ho i battiti rallentati nonostante mi stia impegnando a salire bene. Cerco la concentrazione e alla fine trovo un buon ritmo che mi consente di superare l’ultima salita in meno di un’ora.

Arrivo a Geraci Siculo ed il benvenuto da parte di sindaco e giunta é al completo. Con l’ospitalità e simpatia dei ragazzi che gestiscono un bar/pizzeria, sembra una festa e li ritrovo tutti attorno per una foto di rito, mi si presenta una pizza e una birra davanti che nemmeno in sogno avrei saputo fare di meglio.
Stupidamente non approfitto nemmeno di quel posto sublime per ricaricare le batterie, ero convinto che Sebastien avrebbe potuto raggiungermi e così ho optato per la ripartenza, ancora una volta… A notte fonda, da solo…
Fa freddo. Metto tutto sopra allo zaino e attacco la prima poderale a sinistra, ho la visione solo al centro, tutt’attorno non vedo nulla o quasi: complice la frontale che ha entrambe le batterie in esaurimento, così tiro fuori quella di scorta e per un po’ riesco a districarmi tra rovi e sentieri molto ingarbugliati. Raggiungo la strada statale, corro e mi sembra di correre veloce ma sto facendo il passo del tapascione domenicale. Dopo 470 km posso anche permettermelo.
Intravedo le luci di un bellissimo paesino, Castelbuono: lo attraverso scortato da un signore della protezione civile che gentilmente mi ha portato del caffè caldo. Mi fermo qualche secondo al ristoro, anche se poco guarnito il ragazzo è stato molto gentile e ormai avevo più bisogno di quello che di cibo. Mancano pochi chilometri e poi la gloria.
La parte finale della discesa la posso ricordare a stento. Ricordo che non vedevo quasi nulla, correvo in mezzo alla strada poi però ho capito che era meglio stare in parte vicino alla riga bianca. Guardavo solo per terra e ho avuto il sentore di stare per svenire. Mi sono fermato e ho chiamato Alice, abbiamo parlato un po’ e mi ha convinto che sarebbe venuta incontro.
Ho corso qualche km con dietro la loro auto a farmi luce: vedevo la rocca di Cefalù sentivo il profumo del mare.
I miei sogni si stavano realizzando ma la stanchezza ne faceva quasi solo un flebile ricordo.
Via via che mi avvicinavo al traguardo le emozioni si susseguivano: non riuscivo a piangere perché già lo avevo fatto ore prima. Ero emozionato come un bambino quando ho dedicato la vittoria alla mia mamma.
Guardai Alice commosso, poi come una farfalla che si posa su di un tenero fiore, le ho chiesto di sposarmi.

Ci tengo immensamente a ringraziare tutti i volontari e lo staff di questa CICLOPICA edizione augurandomi e augurandovi di poter condividere dell’altro in futuro.

Ho trovato persone fantastiche pronte a dare del proprio per la Cursa.

Ho visto sorrisi, lacrime, emozioni sui volti di tante persone e questo per me non può che essere un successo.

Abbiamo scritto la storia, avete scritto una pagina bellissima del nostro sport.

Con tutte le ovvie difficoltà avete dimostrato che è possibile e che la passione UNISCE.

Un abbraccio,
Gubert Marco.

Photo Credits Organizzazione Cursa di Ciclopi