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Lo abbiamo aspettato, incoraggiato, acclamato. A un certo punto, dopo l’attacco psicologico di cui è stato vittima all’altezza di Oyace, abbiamo addirittura sofferto con lui e per lui. Ma François D’Haene ha dimostrato di essere un campione sia come atleta che come uomo. Un Gigante, con i suoi 192 cm di altezza, non solo del TOR ma nella vita. Ci ha fatti emozionare, sorridere e qualche lacrima è pure scappata, alla vista di suoi tre figli e della moglie che lo hanno seguito e incitato lungo tutto il percorso (sì è sentito un Alè Papà persino alle 4 del mattino al Col del Malatrà!). The Family Power, mi viene da dire. Grande François, questo plauso è tutto per te.

E ora, per dovere di cronaca… A voi il CS ufficiale di questa bella e sofferta gara.

C’era la curiosità di vedere uno dei più forti ultra-trailer al mondo prendere parte all’endurance trail più duro del mondo. C’era anche un po’ di scetticismo nel vederlo affrontare una distanza doppia rispetto a quelle che lo hanno portato sulle vette di questo sport – ma si sa che nel trail la matematica non sempre ha ragione: una gara da 330 chilometri (200 miglia) non è il doppio di una da 100 miglia, non si sa come il fisico possa reagire a questo sforzo, se non si è abituati, e bisogna saper gestire una corsa di oltre 60 ore. Alla fine, però, nonostante i mille colpi di scena e le difficoltà, i pronostici sono stati rispettati: François D’Haene ha vinto il TOR330 – Tor des Géants alla sua prima partecipazione, a 9 anni dalla vittoria di Patrick Bohard, unico francese in 15 anni a conquistare questa gara fino ad oggi. D’Haene ha tagliato il traguardo di Courmayeur alle 7.08, con il tempo finale di 69h08’32”. Una vittoria da vero campione, arrivata dopo aver comandato la prima parte della corsa, per poi andare in difficoltà e retrocedere fino al terzo posto in quella centrale, e poi risalire fino a prendersi la testa della classifica a Ollomont. 

L’idea del francese di confrontarsi con una gara di questo livello era nata già diversi anni fa, ma è diventato via via più concreto l’anno scorso, proprio durante il TOR330 vinto con il record da Franco Collé. Quest’anno il quattro volte vincitore ha dovuto dare forfait a causa di un infortunio al ginocchio, privando gli appassionati di un duello che avrebbe potuto essere ancora più mozzafiato. Le emozioni non sono comunque mancate, in particolare nella sfida tutta francese con Louis Calais e Beñat Marmissolle, anche loro al debutto al TOR330, e Martin Perrier. Calais ha guidato le danze fino a Ollomont, dove si è fermato a riposare, per poi entrare in una crisi profonda che gli ha fatto perdere diverse posizioni. Tra lunedì e martedì Marmissolle e Perrier sembravano essere completamente fuori dai giochi e sull’orlo del ritiro, prima di essere gli autori di due clamorosi recuperi che hanno portato Marmissolle al podio (e Perrier è in procinto di arrivare).

E un’altra super campionessa sta per fare la storia: Katharina Hartmuth, leader fin dall’inizio, continua a mantenere la testa della gara femminile con tempi che potrebbero farle abbassare il record di 80h19’38” fatto registrare da Sabrina Verjee nel 2022 ed essere la prima donna a scendere sotto il muro delle 80 ore.